martedì, 07 luglio 2009
Non so se tu abbia mai visto un corpo carbonizzato.
C'è stato un padre che ha offerto ai vigili del fuoco il corpo del figlio nella speranza che glielo mettessero nel ghiaccio.
Un bimbo, capisci?
Carbonizzato.
La follia induce una persona a compiere di quest gesti.
Cara conscerebrale, il tuo messaggio non è stato cancellato solo perché testimonia la tua pochezza d'animo ed è la miglior pubblicità che potevi sperare di ottenere per tutti coloro che vanno in cerca di una cloaca.
Verranno da te.
Ti dico cara perché sto pagando caro il prezzo del trattenermi dall'augurarti il nulla che meriti e che pare tu abbia già ottenuto.

-Icmar.
postato da: dfuuo alle ore 02:05 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 23 giugno 2009
ti prego di aspettare ancora un pò
non so
un giorno
magari un anno
o forse un paio
o forse dieci
o dieci ancora

sono vicino alla soluzione

il giardino
infranto

il vetro negli occhi

un sogno si gira di spalle
mentre il gatto viola svanisce
in un ma

camminando sul soffitto
ho trovato dentro una lampadina
come finirà il mondo

la polvere di biscotti
forma la scritta
"il mare pioverà all'insù"

non dormire stanotte
ti prego non dormire

se piangi
bagnerai la tua storia
e non si saprà mai come va avanti


f.u.o
postato da: dfuuo alle ore 00:43 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 30 maggio 2009
Ieri dove sarò andava ripetendosi il vento, come a impreziosire una dolorosa cantilena che di notte in notte consola le porte fino a frantumarle in scricchiolii d'ombra. E' così lontano il dispetto e il gioco dei bambini così moderno che la forma delle case finisce con il ridursi in colonne, solide e alte colonne che impediscono al cielo di cadere.

Ieri dove sarò lo ripete ogni attimo il vecchio che mi abita davanti, lo ripete alla moglie, una donna che impietosita dalla vita ha restituito alle ossa la postura naturale del feto e si è incastrata nelle meccaniche logore di una poltrona con le ruote.

E' capace solo di urlare, la bocca è una fessura che d'improvviso si cimenta nell'arte di rinascersi solo per vomitare sul mondo indefinibili suoni violenti, cadenzati dal ticchettio dell'orologio inaccessibile chiuso nella sua testa.

Così ieri dove sarò ho imparato a domandarlo a me stesso e ho potuto rivedermi e nuovamente respirarmi, masticarmi davanti all'icona delle scarpe di classe, un simbolo in una bottega che non smetterà mai di apparire antica, mio padre giovane e magro con ancora intatta quella luce negli occhi che promette il sogno di tessere scomposte, che sempre fugge dall'equilibrio per cortesia alterna a sgarbata convinzione che debba rompersi un muro per ricavarne una finestra.

Poi la sfera di plastica, il regalo di un qualche antenato, il viso disteso della foto di rito prima della corsa, il viso del fu Bartali che distrattamente scivola sotto a una macchina.
Quei due occhi bianchi senza uno sguardo rivolti su di me, che a me non dicevano nulla per l'ignoranza che mi separava dalle vicende del mondo, quei due occhi erano la minaccia di un movimento a ritroso indifferente alle mani protese per recuperare il piccolo tesoro.

Quello correva in avanti come se avesse preso il via la competizione e oltre il nero del pneumatico ci fosse il traguardo, l'applauso di una folla, la gloria.

Mi chiedo dove sarò ieri se il padre non si fosse voltato, se il figlio non fosse da sempre l'ostacolo premeditato lungo la via del successo, dell'affermazione personale, se il figlio non fosse il sacrificio d'amore che l'amore coltiva e premia.
Mio padre urlò e Bartali morì più volte sotto al peso della vettura e non potei vederlo trasalire solo perché non conoscevo la parola.
Un gesto che mi salvò la vita.

Credo che in quel momento anche lui si domandò ieri dove sarò.
E dovette vedersi ancora giovane mentre sognava di essere grande e prendersi cura del proprio bambino, perché nella sua vita da ragazzo c'è stato talmente poco da aver rappresentato una necessità determinare cosa avrebbe dovuto esserci.
Una moglie, una casa, lavoro, figlio e delle scarpe troppo costose in vetrina.

Come per il vento.
Come per il vecchio.
Ieri, dove sarò?


In viaggio
come tutti.


-Icmar
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mercoledì, 27 maggio 2009
Incontro un vecchio amico e chiedo

Perché sei così incazzato?

Me lo spiega, fatti, nomi e cognomi.
Allora quasi per gioco, data la nettezza dei suoi giudizi, chiedo

Perché sei così?

A quel punto decidiamo di sederci a un chiosco, bere caffé e poi, a breve distanza, dell'ottimo vino.
Mi racconta un po della sua infanzia, la necessità di prendere decisioni in fretta, necessità che è poi diventata attitudine e poi regola di vita.
Allora quasi per gioco, data la limpidezza logica del suo pensare, chiedo

Perché sei?

Abbiamo deciso che ogni giorno, alle tre del pomeriggio, dedicheremo venti minuti a rispondere al quesito.
Ci servivanno venti miliardi di venti minuti solo per impostare correttamente la domanda.

La conoscenza è l'equivalente filosofico della quarta dimensione in fisica.

-Icmar
 
P.s. Invito l'anonimo che con somma puntualità ci tiene ad apostrofarmi con commenti caustici ed ineleganti ad andare affanculo. Ecco almeno adesso ha una buona ragione per insultarmi.
postato da: dfuuo alle ore 11:08 | Permalink | commenti (8)
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martedì, 19 maggio 2009

ti perdi in te
scompari

passeggi per i vicoli
tra ricordi non
voluti

ti immedesimi
in tutto ciò che non sei
per tornare in te
dopo qualche ora

ti fermi

un sospiro

poi riprendi
f.u.o
postato da: dfuuo alle ore 01:37 | Permalink | commenti (7)
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venerdì, 08 maggio 2009


Piccola luce strofina fiammiferi,
l'audacia dello sbadiglio non durerà in eterno
e frammenti di perla tracimano l'urlo
per il non detto e per l'entropia.

Un disegno d'enfasi contingentata
è il rimprovero adulto alla vivacità di un bambino
e i tre seduti su una mensola
si affannano a vestirsi di polvere
per la mano che verrà a donare
il caritatevole conforto dell'ordine.

Sono tutte forme versatili di un silenzio
che a dirsi vivi quasi toglie il respiro,
qualche nuvola sparsa dal vento
qua e là le note albine dell'esserci la notte
per meglio morire al mattino
dentro a un'uniforme da galantuomo
o al geometrico cullarsi degli ideogrammi giapponesi.

L'odore di zolfo prende la sigaretta
prima che possa la fiamma,
risale la vischiosità della lingua
rapidamente satura la stanza dei pensieri
e come un divaricatore di ombre
raddrizza la postura di una schiera di raggi di sole.

E se il naso in un istante somiglia alla domanda
la risposta è in un romanzo
che vorrebbe essere cappello cucito sulla pelle
di piccoli uomini rapiti al culto della memoria,
al vezzo antico di coltivare le stelle
per meglio vendersi alla fiera dei sogni.

"Piccola Luce?
Hm. si?
Soffia."





-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 10:17 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 02 maggio 2009
la bambina di sapone
ama il bambino portaspazzolino

si guardano per ore e ore

lei sul lato della finestra
lui sul lato della porta

la bambina di sapone
tenta di muoversi

si sposta

scivola in fondo al lavandino

il bambino si getta in soccorso

ma rovescia con sè
gli spazzolini

quello verde urta contro la manopola dell'acqua
fredda
e alcune gocce iniziano a cadere
ritmiche

la bambina di sapone
e il bambino di metallo
si ritrovano abbracciati sul
fondo del lavandino

in un abbraccio
sincero

che non durerà per sempre

lei si scioglie tra le braccia di lui
lui arrugginisce tra le braccia di lei


gardenia
scusate
non so scrivere di meglio
stasera

fuuo
postato da: dfuuo alle ore 23:02 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 24 aprile 2009


Passami gli aghi per le scarpe
e la punta volitiva di un guanto
se non vuoi annusare allora voltati,
l'etichetta al collo del manichino non mente
nell'attimo in cui la maglia lo indossa.

E' un fetido candore questo comune darsi
attraverso involucri di metallurgico oriente
le sinergie al ribasso, il costo del singhiozzo
l'unica moneta che è anche il solo esemplare
come se le nuvole di Shanghai
non fossero il gioco dei bastoncini in equilibrio
che stritolati si fondono ai denti della povertà.

Passami gli aghi per le scarpe
e la punta volitiva di un guanto,
l'orgasmo ammetterai è merce troppo costosa
in questo lago di sperma.
E' vero, l'economia del rubacuori
non ha il fascino dell'epilessia
solo si sposa a meraviglia
con la grande apnea del desiderio
che se ne impossessa
quale soluzione auspicata
nel rinnegare la nascita.

Passami gli aghi per le scarpe
e la punta volitiva di un guanto.
Quanto mi resta per non dire di noi
fragili foglie perdute
in un bosco di cartapesta.


* Parole scritte per Marta tal dei tali la quale, intervistata (?) da Marzullo, conclude il suo intervento con: chi cede al dolore ha sbagliato tutto nella vita.
Con tutta la superficiale arroganza di chi il dolore lo ha vinto e ne ha dimenticato le forme.

-Duilio
postato da: dfuuo alle ore 11:14 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 21 aprile 2009


Respiro del passo obliquo dell'impotenza.
Ma ho smesso di domandarmi quanto tempo mi separi ancora dal Sole.
-Duilio.
*Sad Astronaut, dall'album Resolve, LagWagon.
postato da: dfuuo alle ore 20:42 | Permalink | commenti
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sabato, 18 aprile 2009
ieri notte sono
tornato indietro
nel tempo

mi sono visto nascere

il dottore sculaccia il bambino

ma il bambino non piange

si guarda intorno ma
non emette suono

...

sono sempre stato di poche parole


fu-u-o
postato da: dfuuo alle ore 12:32 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 11 aprile 2009
Icmar chiude per manifesto esaurimento nervoso.
Grazie della vostra attenzione.

Icmar
postato da: dfuuo alle ore 20:38 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 10 aprile 2009



Nemmeno l’onda avrebbe saputo fermare

Il malinconico orizzonte del cavalcarla

E la notte, amico mio, scivolava via ubriaca

amante volgarmente protesa alle nuvole

per quant’è vasto questo sasso d’universo.


Nulla più importante dell’attimo,

l’iride che per tagliente frenesia

frazionava l’istante in parti diseguali

ché diversa era la profondità da colmare.

 

Nemmeno l’onda.

 

Quanto poi dovette inoltrarsi il passo

Nella metafora dei fili che guidano i gesti

Impressi a indelebile memoria

Nello squadrismo osceno

Della buona maniera.

 

Esser pazzi, esser liberi.

 

La nota dissonante

Sol perché l’orchestra intera deviasse

Per il tutto ridere dei capelli del direttore

Sfibrati da vibranti pugni sul cuore

in virtù della parola d'odio paterno

Che significò conformità all’aspettativa

Dell’essere l’adulto che il bambino

Sogna di realizzare.

 

Per quanto asini che si pestano la coda

Il malinconico orizzonte del cavalcare l’onda

Fu la scintilla negli occhi

Quando smettesti l’abito elefantiaco

E per quella scintilla

Per quella scintilla

Ancora ti amo.

 

-Icmar

postato da: dfuuo alle ore 12:27 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 07 aprile 2009
- questo è il nostro angolo - sussurra lei
tra la luce di un lampione e l'ombra di un muretto di pietra
- è tardi devo rientrare -

la guardo correre via
lungo le strade del centro

vorrei non dover battere le ciglia
per poter seguire i suoi movimenti

per non dover mai dire addio all'adesso

perchè dopo l'adesso viene domattina
e domattina
queste strade saranno un ricordo

e l'intero paese sarà un ricordo

ma di altri

tu scomparirai
io pure

del mondo
intero
restano
macerie
a cui nessuno
importa


f-u-u-o

postato da: dfuuo alle ore 22:51 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 01 aprile 2009

















L'orologio appeso alla parete
scandiva ore pesanti
macigni d'oro e d'argento
e poi c'era l'alba
capricciosa
dipinta d'arancio

Noi lì ad attenderla
impazienti
senza guardarci negli occhi

Ce ne mancava il coraggio

Dal campanile giunsero le sei
indossavano una borsa di cuoio
e guanti di seta
e quando finalmente l'alba
si degnò di arrivare
eravamo troppo stanchi
per lasciarci andare
al sogno
al pianto
al magico incanto
del sonno d'autunno.

"Passerà amico mio"
-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 14:06 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 24 marzo 2009
andò in camera sua

mentre fuori il buio era tale che la gente
stava sui tetti ad abbronzarsi

mentre le macchine arrugginivano nei corridoi

mentre il bosco prendeva fuoco

la ragazza vestita di rosso
legata al binario 3 della stazione di porta garibaldi

canta una canzone che fa così

lalalaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
lalaaaaaaaaaaaaaa
laaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaallaaaaaaaaaaaaaaaaa
lalalà

< scroscio di applausi dei passanti >


fuuo


iiii
postato da: dfuuo alle ore 22:34 | Permalink | commenti (6)
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domenica, 15 marzo 2009


“passo tra loro
Come la linea disordinata
Di un binario.
La vecchia dai capelli rossi
Contratta la santità
Con l’abito nero
Dei voti sacri.
Via Enrico Toti
Venga dopo le quattro
Il cane non abbaierà.

L’equidistanza della cerniera
È la vacca nutrice di ombre
Che disquisisce della fratellanza
Quando mi sfiora la franchezza peggiore
Che ride di pneuma autonomo
Mentre ripassa le battute
Sul plausibile luogo comune.

E penso.
Se fossi Cristo
Mi inchioderei da solo a quella croce
Per non dover solcare l’orma
Che fa della falsità
La babele di sempre
Perché siamo tutti fratelli
E figli di puttana
E solo il bastardo
Corre a testa alta
Senza sconti
Senza filastrocche.

Passo tra loro
A testa bassa
E non sono i miei piedi
Ma i lacci di scarpa

Tanti piccoli cappi
Per corpi venduti liberi
Ai mercati
Delle geriatria.

-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 03:34 | Permalink | commenti (14)
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domenica, 08 marzo 2009




-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 21:40 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 25 febbraio 2009

“Dì quante lune impossibili a contarsi

consumando pasti Ti sono corse veloci davanti,

prova a ripercorrere il meccanico perpetuarsi dei gesti

così racchiuso in tanti espliciti rimorsi dai modi gentili.

La medesima postura scandita dai secoli

che stanno dietro la dignità del vivere.

I Volti carpiti e rimodellati durante risapute pause

sempre più somigliano a indecorose matite spuntate

cui manca la forza di nuocere al bianco foglio.

Volti di individui ordinatamente sommessi

come voci che raccontano ruoli

tratti da sceneggiature incompiute.

Degli Alberi forti che erano

solo le foglie e pochi rami secchi al suolo

residuano,

appassiti gerarchi che hanno fallito

l’appuntamento con la seduzione più autentica

dell’amore supino tatuato lungo la via dell’oblio.

 

Eppure ridono.






-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 15:40 | Permalink | commenti (9)
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martedì, 24 febbraio 2009
non siamo capaci di scrivere poesie
non sappiamo scattare foto
disegnamo male
e non ci illudiamo di giorni sereni

eppure scriviamo
scattiamo
disegnamo
e guardiamo fuori dalla finestra
per illuderci

e continueremo a farlo ancora per un


< oggi è un anno di ovunquemanonqui >

mentre sto scrivendo il nostro contatore è arrivato a  24748
quindi per sbaglio o per errore qualcuno è inciampato nelle nostre
pagine

continuate a sbagliare
continuate a inciampare

vi risolleveremo noi

fuuo
postato da: dfuuo alle ore 02:07 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 23 febbraio 2009

Fuuo

Icmar
 

2001                                                                                                                                                                   Dfuuo
1999                                                                                                                                                                Dfuuo
postato da: dfuuo alle ore 11:38 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 16 febbraio 2009






-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 11:35 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 11 febbraio 2009
lara ha imparato sin da piccola a stare
immobile

glielo diceva spesso la mamma
"lara stai ferma"

e lei stava ferma
immobile

la mamma la guardava
sorrideva
con un sorriso che illuminava
anche gli angoli più bui
"brava lara"

col passare degli anni lara
ha affinato la sua capacità

passava ore in soffitta
tra vecchi bauli e specchi polverosi

immobile

con lo sguardo verso
l'ignoto

la chiamava
apnea

passava ore in apnea
il battito cardiaco rallentava
il sangue scorreva lentamente

mentre era in apnea
lara usciva dal suo corpo
diventava la stanza
diventava il lucchetto arrugginito del baule
la ragnatela appesa al soffitto
diventava tutto ciò che la circondava

una volta tornata in sè
lara era felice
perchè capiva le cose

ma un giorno
lara rimase
fuori dal suo corpo
un pò più del solito

e il suo povero padre
ignaro di tutto
credendola morta
la fece seppellire
(pochi giorni prima di san valentino)

lara voleva tornare
ma non ritrovò più il suo corpo

pianse
ma nessuno la poteva sentire

pianse
ma poi smise

lei adesso era nell'aria
lei era l'aria

era la terra

è la terra

è la Terra

e oltre

lara non si sveglia più


e noi viviamo di Lei


libro

se credi alle cose non hai bisogno di un perchè
fuuo


postato da: dfuuo alle ore 20:12 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 09 febbraio 2009




Un voto a favore del fare del mio corpo ciò che mi pare.
Se dio la pensa diversamente ce la vedremo io e lui esclusivamente.

Welby
-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 18:12 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 06 febbraio 2009


Ricordi il gioco?

Due labbra che corrono finché c’è musica

Attorno a una sola lingua da conquistare

E poi il silenzio

Il morso più lesto

Gli sguardi

Il vento.

 

Adesso che il grano divora la mela

Lo ricordi

Il gioco?

 

In sogno

Livellati su un invidiato orizzonte

Mare e cielo e sono così belli

Che in certe notti di sordità

Puoi sentirli gridare

Neutre pulsioni

Di schiuma e nuvola.

 

Quando so che il naso beve vino

Da diciassette monete

Ed ascolta ridendo

Gli occhi morbidi della malinconia

 

Allora penso sia cenere di mondo

Chiusa in una stanza senza porte

Dove i vecchi hanno tutti lo stesso volto

Distribuito in numero pari

Uno per ogni tavolo

Immobile.

 

Attimi in cui…

 

Insopportabili

Un piede a sei unghie

E un gomito e un polso

Sottopelle

Disegnano

L’energia

Di un sepolto spirito

 

L’adolescenza

 

Che nel giorno assolato

Della rivalsa d’ogni granello di polvere

È spazzata via dal pensiero.

 

-Icmar

postato da: dfuuo alle ore 14:35 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 03 febbraio 2009
il filosofo poeta
si aggira sottoterra
nella metropolitana di milano

ha la barba bianca
sporca
passa vicino alla gente
e sussurra timidamente
- la mia poesia per un euro -

un euro non è il prezzo del
voltantino stampato male
con i suoi scritti

un euro è il prezzo della sua poesia

c'è un abisso

me ne rendo conto troppo tardi
perchè tornato indietro con un euro
in mano

il filosofo poeta è sparito

e con lui è sparita la poesia

apri gli occhi se vuoi smettere di sognare
chiudili se vuoi smettere di sperare

fuuo

postato da: dfuuo alle ore 01:02 | Permalink | commenti (8)
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giovedì, 29 gennaio 2009


Guardo al fondo di un bicchiere e ho le mani nere

Dalla conta delle dita sottraggo l’indice

Lo ripongo in un guanto e lo do in pasto ai pesci,

l’alba che riposa in te piccola luce

dalla conta delle dita sottrae l’anulare

lo ripone in giardino nascosto tra le foglie

in pasto alle formiche

in pasto ai sogni


nuovamente il mio turno


dalla conta delle dita sottraggo il medio,

un morbido distacco in attesa di estremi

che come cani o cerniere o denti

accorrano neutrali a spartirselo.

 

Dalla conta delle dita sottraggo il mignolo

Ne faccio un anello stretto al pollice

E rivendico l’appartenenza alla vita

Opponendolo teso verso una platea

Di occhi storditi e bocche incustodite

Così che da ogni goccia di sangue

Germogli il sinonimo di generazione

Perché se il verbo è azione sostantivante

queste parole inusuali amano

Immuni al candore

Più dell’amore stesso.

 

-Icmar

P.S.

il titolo del post è un tributo a un recente ridere,

l'animo è lieto, l'amico è grato.

postato da: dfuuo alle ore 17:04 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 23 gennaio 2009


-Puttana!
-Non essere volgare!
-No cara, ti sbagli.... il volgo non si esprime così.
 Sei stata tacciata di meretricio da tutto un popolo?
-Lo sarei stata se lo fossi ma non ebbi a saperlo....tu piuttosto...qua-lun-qui-sta!
-Eh no! Qua-lun-qui-sta no! Ho fatto nomi e cognomi, non essere impertinente.
-La pertinenza del mio dire è palese.... sei inopportuno col tuo modo di fare.
-Bella questa! E quando mi ricapita l'opportunità di descriverti per quello che sei veramente ?!?
-Allora a cose normali sei un ipocrita!
-Ipo...ipo....ipo...aspetta, consulto.
-Consulto lo dici a tua sorella!
-No, che hai capito... consulto il dizionario.. ipocrita deve esser greco...
 Poi subito ad attaccare la famiglia, sei cattiva!
-E adesso che fai? dai non fare lo scemo.
-No vado via.. con te non si può mai giocare....
-Fermo con quelle mani...dove mi porti?
-A casa! La puttana è mia e decido io con chi giocarci.....
                                                                                                       Cattiva!  Crudele!!  Cattiva!!!

-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 15:37 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 20 gennaio 2009

chiudi gli occhi

tienili chiusi
ancora un pò

ancora

chiusi ancora

tienili chiusi fin quando
non troverai un motivo
per riaprirli

e se succederà

stringi con tutte le forze
quel motivo

e non richiudere gli occhi
mai più
fuuo



albero

























il motivo c'è
postato da: dfuuo alle ore 01:42 | Permalink | commenti (10)
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venerdì, 16 gennaio 2009




Talvolta penso che gli angeli abbiano braccia forti

Per sostenere il mondo

E labbra sottili per parlarne il meno possibile

 

Talvolta penso che non siano in grado di volare

E precipitino sul mondo appena nati

Attraversandolo di continuo

 

Talvolta penso che un cantastorie ci metta la vista

E il suo pubblico l’immaginazione

Che questa città non esista affatto

Che quella bomba non sia mai esplosa

Che Dio sia un Demone muto

 

Che di tutte le ferite

L’occhio sia la più dolorosa

 

Che quando viso duro di donna

Grigio cenere sotto alle macerie

Dodici anni tra le palle del milite

Morta

Il sogno si rivela per quello che è

E non c’è balestra e bilancia

Ma solo inascoltata vergogna.


-Icmar
postato da: dfuuo alle ore 13:59 | Permalink | commenti (5)
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sabato, 10 gennaio 2009


Come quando l’incanto di una bolla ingoia i riflessi

Come quando la notte si fa stella nel buio immobile

Come quando il peso dell’anima muta in ribellione

E tutto il tempo è proprietà dell’affanno

Del correre appresso ai tetti di amianto

Ai desideri di ragazzo vergine

 

A quell’unico grande rimpianto.

 

Come e più di ogni occasione spesa ad occhi chiusi

Specchiatesi pupille e umide grida

La malinconia che ride, la felicità fragile

Fatta dei fili di seta della povertà.

 

È il sogno che attraversa il pelo

Scolora la porpora dell’innocenza

E scivola ignaro sui fianchi

Inondando le ombre

Tra i solchi dell’età.

 

Come quando caddi bambino

E mi capitò d’esser adulto

Ospite di un panno morbido

Ancora in lacrime

Nave alla deriva

Tra i capricci della vita.


-Icmar

postato da: dfuuo alle ore 00:52 | Permalink | commenti (8)
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